Caffè Letterario
LA BOTTEGA DEL CAFFÈ GOLDONI
Per una serata a teatro o per una piacevole lettura, Pe Coffe vi consiglia questa divertente commedia di Goldoni dal tema semplice, ambientata nel mondo piccolo borghese e ricca di spunti deliziosi sul…caffè!
Nell’ opera si incontrano personaggi come Eugenio, un marito biscazziere che trascura la moglie; Flaminio, un baro che ha piantato la moglie Placida a Torino e si è rifugiato a Venezia con il nome di conte Leandro; C’è Pandolfo, un altro biscazziere lestofante ed usuraio e c’è il proprietario di una bottega di caffé, saggio, equilibrato, generoso, che si prodiga per far del bene a tutti, in modo particolare a quello sventato di Eugenio. Compare anche Don Marzio, un maldicente, il protagonista spettacolare della Commedia, il personaggio che rende memorabile questa commedia. Così, mentre il biscazziere cerca sempre di non pagare il caffé, i clienti si rubano le tazzine, tra le chiacchiere oziose di fantapolitica al bar, le discussioni sulla qualità del tabacco, le vecchiettine che non hanno i soldi per comprarsi la legna d’inverno ma che non sanno rinunciare ad una tazza di caffè, arriva puntuale il lieto fine con i giusti premiati e i malvagi puniti e ravveduti.
GAUTIER: IL CAFFÈ A COSTANTINOPOLI
È davvero un grandissimo piacere prendere una di queste tazzine di caffè torbido che un buffo giovane dai grandi occhi neri vi porta sulla punta delle dita in un grande recipiente in filigrana d’argento o rame traforato, dopo un lungo vagare per le faticose vie di Costantinopoli; esso rinfresca più di qualunque bevanda ghiacciata. Alla tazza di caffè è aggiunto un bicchier d’acqua, che i Turchi bevono prima e i Franchi dopo. A questo proposito, si racconta un aneddoto abbastanza significativo. Un Europeo, che parlava magnificamente la lingua degli Orientali, indossava il costume musulmano con l’agio conferito da una lunga abitudine, e il cui colorito abbronzato dal caldo sole di questo paese aveva al massimo grado l’intensità dei locali, venne riconoscito come Franco, in un piccolo e malfamato caffè di Siria, da un povero Beduino vestito di stracci, incapace, sicuramente, di cogliere un errore nel puro arabo dell’esotico consumatore. “Da cosa hai potuto riconoscere che sono Franco?” chiese l’Europeo, non meno contrariato di Teofrasto quando venne chiamato straniero da un’ erbivendola, nel mercato di Atene, per aver sbagliato un accento. “Hai bevuto l’acqua dopo il caffè”, fu la risposta del Beduino.



